Bondi salvato alla Camera
Con 314 contrari e 292 favorevoli (due astenuti), la Camera dei deputati ha respinto la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Il risultato era quasi scontato, anche se non si è verificato l’allargamento della maggioranza più volte annunciato da Berlusconi.
Il Pdl non ha accolto la proposta dell’Udc e delle opposizioni di rinviare il voto sulla mozione di sfiducia, presentata a novembre, per la contemporanea discussione in sede europea degli impegni per la difesa dei cristiani nel mondo, tema al quale l’Udc aveva chiarito da tempo di non voler mancare, e per l’assenza per gravi malattie di alcuni parlamentari delle opposizioni, compresi cinque del Pd. L’ennesima finzione, una dimostrazione di forza fasulla, da parte di una maggioranza che si occupa solo delle squallide vicende private del Premier. Bondi ha preso la fiducia nel Palazzo ma è stato sfiduciato dalla società della cultura e della conoscenza.
Fuori dall’Aula di Montecitorio, i lavoratori dell’audiovisivo sono venuti a protestare per chiedere ai parlamentari, di tutti gli schieramenti, di votare la sfiducia contro il ministro della Cultura.
Nel suo ruolo di Ministro non solo non ha saputo, o voluto, battersi per una politica economica che identificasse nei diversi settori dei beni e delle attività culturali il volano per la crescita del nostro Paese, ma si è altresì dimostrato incapace di difendere le già magre risorse che lo Stato investe per la produzione, promozione e la conservazione della cultura italiana. Il crollo alla Schola Armaturarum di Pompei, all’origine della mozione di sfiducia del Partito Democratico, rimane una “vergogna nazionale”, come disse il presidente della Repubblica, l’immagine che meglio di ogni altra raffigura il fallimento totale di questo Governo in materia di tutela dei beni e delle attività culturali.
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Intervista a Michele Ventura
L’intervento in Aula di Michele Ventura

