Il 20 novembre si tengano le elezioni primarie a Palermo
Fissiamo le primarie la domenica del 20 novembre. Sarebbe una data comoda, utile ed appropriata per consultare quanti vogliono scegliere il candidato sindaco per la città di Palermo e per le altre città siciliane che in primavera andranno al voto per rinnovare le proprie amministrazioni.
Ci sarebbero tutte le condizioni per organizzarle bene, garantendo un adeguato spazio di campagna elettorale a chi volesse candidarsi e consentendo ai candidati di poter ascoltare e capire i molti bisogni e i tanti problemi di questa città: l’obiettivo deve essere quello di costruire un programma per la città partecipato e condiviso! Non sarebbe né troppo presto né troppo tardi.
E, senza dubbio, le primarie rappresenterebbero il miglior punto di partenza per tornare a governare Palermo e tanti altri comuni. Ora che delle primarie si ha la certezza che siano state il valore aggiunto delle ultime amministrative (vedi Milano, Torino, Bologna, per citare solo i casi più significativi) non si capisce perché a Palermo, e più in generale in Sicilia, si stia perdendo ancora tempo. Occorre fare in fretta ed imporre i tempi a chi cerca scuse e vuol giungere all'ultimo momento per far di testa propria.
Quel ruolo e quella funzione da protagonista conquistatosi da chi si è recato in questi anni ai gazebo, nessuno ha il diritto di cancellarlo. Peraltro, sarebbe da irresponsabili ed anche da imbecilli, per dirla tutta. Qual é, dunque, il problema o quali sono i problemi? Non si può pensare certo a sciatteria o cattiva volontà né tantomeno a svogliatezza o malavoglia. Organizzarle è divertente ed entusiasmante. È come organizzare una grande festa di partecipazione, una festa democratica. Proprio come quelle che si organizzavano al giardino inglese tra fine settembre e i primi di ottobre e che quest'anno non si sa se si ripeterà.
Ma non divaghiamo e torniamo al punto. La questione è squisitamente politica ed ha più aspetti che vanno affrontati e superai. Altrimenti, anche la possibilità tecnica, passata l'estate diventerà sempre più problematica e complessa. Si dice: quale coalizione va alle primarie? Quale alleanza?
Personalmente, sono convinto che si debba partire, senza più alcun indugio, dalle forze del centrosinistra che sono gli azionisti di questo strumento e provare ad andare oltre il centro sinistra tradizionale. Intanto, il Pd, che resta il partito con più responsabilità e doveri nella coalizione, rompa gli indugi e le fissi. In quest'ottica, non si possono attendere all'infinito disponibilità possibili, futuribili ma tutt'altro che certe di chi, a mio avviso ha già scelto, ha un altro progetto e un altro schema e vuole solo complicare e ritardare la partenza del nostro percorso.
Entro il mese di luglio, comunque, questa vicenda dovrà essere chiara e conclusa, altrimenti entro l'ultima domenica di settembre si dovrà tenere il referendum sulla permanenza del sostegno al governo di Lombardo. Allo stesso modo, va detto che non si possono accettare diktat e condizioni irricevibili come sembra porre Orlando e qualcuno dei suoi. Orlando non può pensare di essere il re della città, legibus solutus.
Tutto viene dopo di lui e va messo sotto di lui. L'atteggiamento di rivincita nei confronti della città e del Pd non aiuta ad affrontare e risolvere i problemi. Anzi, li complica e li aggrava. Dica se vuole partecipare alle primarie, in prima persona o con un suo candidato, usandogli magari la cortesia di non farlo apparire come una ruota di scorta. A quel punto, sarà problema di altri tirarsi indietro e chiarire definitivamente il contesto.
Bisogna, davvero e senza retorica, mettere la città al di sopra di ogni interesse personale e di partito, come soleva ripetere Don Luigi Sturzo. Questo, Orlando dovrebbe saperlo e dirlo per primo. Per la storia che si porta sulle spalle, per essere stato sindaco della città e per aver aperto qualche sua campagna elettorale perfino a Caltagirone! Lo sappiamo: Palermo merita di più! Ma mi si permetta: anche rispetto alla rappresentazione di ex amanti traditisi a vicenda che i principali protagonisti del Csx palermitano danno.
Uno spettacolo indecoroso! E il prezzo rischiano al solito di pagarlo i figli, in questo caso i palermitani. Abbiamo tutti chiaro che non possiamo permetterci altri 5 anni di lanzichenecchi ancorché autoproclamatisi partito degli onesti. Alfano, se qualcuno ancora non lo avesse capito, farà di tutto per provare a fare il pieno alle amministrative siciliane. E non guarderà all’ appartenenza dei candidati. Proverà a vincere in ogni modo ed in quanti più comuni possibili. Forse, di ciò non si ha piena consapevolezza, ma il rischio non si evita rimuovendo o spostando il tema sine die. Anzi, si rischia di incancrenirlo.
Al PD compete anche la responsabilità e l'onere di guardare allo scenario complessivo delle elezioni siciliane che coinvolgono circa 190 comuni, poco meno della metà del totale siciliano e molto più della metà degli elettori dell'intera regione. Se, poi, la sentenza della Corte Costituzionale del prossimo 20 settembre dichiarerà, su un nostro ricorso, la incompatibilità del ruolo di sindaci di comuni sopra i ventimila abitanti e parlamentari nazionali e regionali il test coinvolgerà oltre il 75% del corpo elettorale. Dinanzi ad un siffatto scenario non si possono mostrare né superficialità né irresponsabili posizioni di arroganza o presuntuosa sufficienza.
Pertanto, per favore, si archivino improbabili modelli "Bagheria" o "Termini Imerese" ma anche il "modello Napoli". Il nostro orizzonte, verso il quale tendere, passa inevitabilmente dalle Primarie. Quindi, chi è contrario o vuol chiamarsi fuori lo faccia assumendosene le proprie responsabilità fino in fondo, innanzitutto di fronte ai palermitani. Altrimenti, andremo dritti verso il "modello Napoli" e non per il richiamo a De Magistris, ma per il richiamo alla monnezza, sia pure della politica.
L’articolo di Repubblica sulle primarie a Palermo

